Dal sito: www.interruzioni.com
Questo romanzo racconta l’evoluzione di noi esseri umani nelle ultime decadi del secolo.
Le vicende dei protagonisti, infatti, vengono accompagnate da digressioni sociologiche sull’evoluzione storica della società.
Non mancano le notazioni di biologia, fisica, etologia e interessanti sono i riferimenti letterari e filosofici. I dialoghi discutono di idee come avveniva nei bei romanzi tradizionali.
E’ un libro controverso, che, secondo me, vale la pena leggere. Non è una bella narrazione armoniosa, anzi è diseguale e assume spesso i caratteri dell’incubo e del macabro. I protagonisti sono nevrotici, con tratti schizoidi: Bruno, ossessionato dal sesso e dalle ninfette e Michel attratto dalla speculazione razionale, cerebrale forse incarnano gli aspetti complementari del maschio contemporaneo.
Houellebecq coglie inquietudini che scorrono profonde nell’alveo della vita quotidiana ordinata e regolata di tutti.
Materialismo, individualismo, amoralità minacciano l’Occidente, il suo sviluppo pianificato. Alla fine ci si affeziona ai protagonisti, il cui cinismo sembra dettato dalle circostanze, animati in fondo da un umanesimo romantico, che tenta di fuggire l’infelicità.
Le particelle squaderna amare, ma fondate intuizioni: la crisi della paternità, l’orrore della preadolescenza, la competizione tra maschi, psicoanalisi e pratiche terapeutiche alternative, aleatorie quanto superficiali, nel tentativo di tenere lontana la vecchiaia e sostenere identità incerte. Miti sessantottini completamente in frantumi.
Eppure il lettore non sfugge all’impressione che ci sia del vero nelle analisi di Houellebecq. Mi è sembrato un po’ di cattivo gusto l’indulgere eccessivo su suicidi, malattie, morti. Lo scrittore francese conclude il romanzo, prospettando il superamento della specie umana, ormai obsoleta.
La lettura di questo libro mi ha lasciato una tristezza infinita. I personaggi, l’evolversi della storia sono senza luce, senza nessuna speranza, perduti in un abisso senza fine. O almeno così li ho percepiti e vissuti.
Da anni non leggo testi di questo genere, come ho fatto in passato, perchè se in parte condivido le riflessioni di Houllebecq, per altri versi voglio coltivare fermamente la speranza che il genere umano riesca ad evolversi, a superare la crisi in cui versa. Sennò, cosa ci resta?
Io non ho letto il libro, ma secondo me è sempre rischioso paragonare l’arte alla vita. Un libro può e deve, se vuole, essere senza luce. Non è compito dell’arte rassicurarci.
Grazie per questa bella recensione!