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Posts Tagged ‘De Silva; camorra’

non_avevo_capito_nienteDe Silva è l’autore di questo libro piuttosto fortunato commercialmente, che non a caso sta per uscire in versione cinematografica vista la sua dimensione ammiccantemente vicina alla sceneggiatura, più che alla letteratura. Molti hanno insinuato che il libro è nato pensando al cinema.

L’ammiccamento inizia dalla lingua, un lessico a metà tra lo slang del parlato e il manuale di filosofia spicciola da edicola, con pennellate sapienti di partenopeo, che già da sola è uno spot promozionale per il libro.

L’ammiccamento continua nella trama, che traccia con un certo compiacimento un episodio nella vita sgangherata di un piccolo avvocato napoletano irrisolto, padre divorziato part time e legale di piccola fortuna, anche nella sua breve carriera di disincantato difensore di killer della camorra.

Dall’inizio il personaggio sembrerebbe candidarsi ad entrare nell’olimpo degli inetti novecenteschi, ma poi appare chiaro che la luce con cui De Silva lo investe non ha nessuna intenzione di tingersi delle tinte freddine  del sarcasmo.

Per questo sospetto di complicità, ai più tra i lettori è apparso irritante il sorriso dell’autore quando guarda al suo personaggio, sorriso che trapela tra le righe qua e là, dando il sospetto che al suo personaggio l’autore sembri intenzionato a perdonare molto,  invitandoci a a non essere poi così severi con la di lui birichina inadeguatezza morale.

Il personaggio non è piaciuto al gruppo, anche per la sua dimensione tutta terrena,  mai illuminata da un bagliore di idealismo o trascendenza, ma anzi tutto proteso verso la sopravvivenza spicciola anche a costo di camminare con gli scarponi chiodati sulla propria anima; tanto meno sono piaciuti i personaggi satellite, macchiette dipinte come sineddoche di alcuni loro tic, con una tecnica cara ai caricaturisti di strada.

Sullo sfondo il mondo degli oggetti di consumo (i mobiliIkea divengono protagnisti da chiamare per nome, come e più degli umani disumanizzati della storia) fa da specchio a personaggi senza un’anima né una morale, impegnati a tirare avanti come possono sotto il dominio indiscusso degli impulsi primari in una guerra ritualizzata tra marionette sociali.

Unico cameo apprezzato il suo ruolo paterno, lassista e possibilista, a far da contraltare all’ossessività nevrotica della madre (non a caso psicologa, come a sottolineare il contrappasso professionale italiano, dove si opera agli antipodi delle proprie capacità, quasi per far dispetto alle cose).

Particolarmente banale è apparso il finale, dove malgrado le sgangherate avventure forensi, prima assoldato e poi vergognosamente scaricato come legale della camorra, vendica l’abbandono della moglie fidanzandosi con la magnifica preda del tribunale, in un tintinnio di vuoti a perdere che cozzano.

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