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Posts Tagged ‘Letteratura intimista’


Nella discussione sul libro il Gruppo è diviso: in generale il libro viene percepito meglio dalle lettrici che dai lettori, in cui la labilità degli avvenimenti viene vissuto come un alleggerimento del senso.

Ciò che viene criticato soprattutto è che manca completamente la dimensione dell’avventura, che è circoscrivibile con il furto addomesticato della bambola, in parte un atto trasgressivo in parte dettato dal possesso di una vita che sfugge a questa donna deterministica, per nulla simpatica nella sua arrogante efficienza e autosufficienza, spocchia narcisistica che ha talmente bene rimosso il centro più vero del sé da rivederne gli echi lontani solo nel momento in cu iriconosce vagamente l’odore della passione nei due inglesi, ma anche qui come potrebbe un occidentale descrivere il sapore sbiadito di un frutto tropicale addomesticato di cui non capisce nulla.

Ecco, questo desiderio di addomesticare così forte nella donna che è stato percepito come irritante da alcuni del GdL, l’amore addomesticato, l’amore per le figlie prima rinnegato poi che sta a fare da sfondo alla potenza femminile, l’ansia di controllo che fa capolino, la sensazione che questa donna sia dominata dall’ansia di controllo.

Per altri la vita della donna sembra risolversi tutta e circoscriversi nel mondo delle relazioni vissute a livello dialettico, senza un vero scambio empatico ma con una dialettica servo padrone. Questo riporta all’antagonismo dei sistemi degli automatismi che regolanola labile illusione del libero arbitrio umano.
Ha coscienza questa donna? O è visibile come un meccanismo cieco non diversamente da come le sue antenate pativano e obbedivano? Non è forse il suo desiderio di affermazione forse scontato come il gradino immediatamente successivo alla quieta accettazione del proprio destino biologico? Nella scala maslowinana della soddisfazione dei bisogni le sue antenate hanno progressivamente provveduto a soddisfare la fame e la riproduzione. Al terzo posto c’è l’affermazione sociale e questa donna non vi si sottrae, mette tutta se stessa nel tentativo di affermare la propria individualità su quello che ancora è vissuto solo come uno sfondo.
Così l’altro è un mezzo nella misura in cui fa parte dello sfondo: per questo il suo utilizzo come mezzo è possibile perché la mia fruizione di un bene implica che lo scambio è unidirezionale, io uso l’oggetto e lui non usa me, quindi non c’è una perturbazione dell’oggetto sul soggetto. Questa visione dell’oggetto come sfondo inerte è ancora antica: riposa nella visione narcisistica del paradigma osservatore-sistema di test, non c’è la percezione dell’elevato livello di correlazione dove non è possibile nessuna azione che non si riverberi in modo irreversibile e drammatico su tutte le parti del sistema. Allo stesso tempo l’operazione di rimozione per evitare di portare alla luce vasti segmenti di pensiero inconscio non funzionali alla rappresentazione di un io meccanico e incasellato in un gioco di ruolo ove vengono sviluppate solo le parti del se che corrispondono ad aspetti funzionali Che impronta ha dato questa donna alle figlie che possiamo dire abbia infuso loro un poco della sua calda e vibrante umanità? Delle fattezze certo, delle abitudini, dei tratti di carattere tanto inconsapevoli che lei stessa giunge a capire solo molto tardi che è il riflesso dei propri sensi di inadeguatezza e come tale il sistema inconscio del non elaborato che sputa fuori i suoi semi di disordine.

La vita della donna sembra risolversi tutta e circoscriversi nel mondo delle relazioni vissute a livello dialettico, senza un vero scambio empatico ma con una dialettica mezzo-fine quando non servo padrone. Questo riporta all’antagonismo dei sistemi degli automatismi che regolano il finto libero arbitrio umano dell’essere con debole coscienza.

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